Total Records

Total Records

Posted by Eleonora Tagliazucchi | 24th February 2017 | Blogpost

“Music is dangerous” said Federico Fellini: it is powerful, it can make you feel strong emotions, it can make you laugh, cry, dream, remember.

What would an album be without its cover? Nothing but a nameless, interchangeable black vinyl disc. It’s the picture on the cover that gives congenial visual representation to the music and the artist: It conveys identity and style, leaves open diverse possibilities for identification, and it also serves as a banal tool of advertising.An album’s value is often as closely associated with the image on the cover as it is with the musical recording itself.

Try to think about the first album you bought, what appears in your mind?

Four men on a crosswalk, a Buddhist monk engulfed in flames, a baby swimming underwater after a one-dollar bill, a pair of skinny jeans with a zipper, a silkscreen print of a yellow banana, all these images have left deep impressions on generations of music fans.

Photography has always been an important element of album design, the role of images in the diffusion of music  via the media was fundamental, in the 1950s the images came from the movies, working-class people didn’t go to the museum: album covers left a deep sign in the culture.

The history of music and photography is intertwined: each chapter, from abstraction to portraits, finds an echo in record covers. And how many time was photography the subject of a song? The Beastie Boys “sure Shot” is one. How many albums are entitled “Photograph”? The medium is the message for McLuhan, and this synergy made images remain deeply inscribed in our collective memory.

The exhibition Total Records presents both classic  -images that have made history, album covers that have been revisited many times as the image of Monalisa- first of all Abbey Road, the Beatles-; and lesser-known album covers.

The exhibition  traces the musical and photographic history of the twentieth century through the sometimes surprising album cover collaborations that have emerged between artists like Robert Frank and The Rolling Stones, Helmut Newton and INXS, Herb Ritts and Madonna, Annie Leibovitz and Cindy Lauper, Nobuyoshi Araki and Björk, Jeff Wall and Iggy Pop, Anton Corbijn and U2, William Klein and Serge Gainsbourg, Irving Penn and Miles Davis, Ryan McGinley and Sigur Ros. Visual artists like Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Dieter Roth, have also also left their mark on vinyl, using album covers as a space for experimentation with diverse photographic techniques and artistic practices.

The exhibition is divided into thematic sections exploring different aspects of this unique art form at the nexus of music and photography.

Vinyls are history, and understood their potential as a propaganda tool, they were the ideal support for every type of discourse: a long list of vinyls with covers showing the positions of musicians about the Spanish Civil War, the Algeria fight for independence, the Vietnam war, the Palestinian issue, resistance to various dictatorships, etc exists.

Too bare, too brutal, too provocative: musicians have frequently chosen images for their album covers that sparked scandals. Even the sex was in the eye of the storm,many times album covers  made headlines for being censored: when Yoko Ono and John Lennon posed naked -a political gesture against the cruelties of the world-, American moralists have censored the cover with a cardboard, hoping it was enough to stop a young rebellious society.

The history of the twentieth century is written in the records and in their images.

C/O Berlin will be hosting the first stop of the exhibition in Germany. Total Records comprises around 500 album covers that chronicle the multifaceted interplay between photography and music from the 1960s to the 2000s. It was curated by Antoine de Beaupré, Serge Vincendet, and Sam Stourdzé.

It is open until the 23th of April.

Any plan for the weekend? We recommend this exhibition.

After all, it is Contaminazione.

“La musica è pericolosa” diceva Federico Fellini: è potente, può farti provare emozioni fortissime, farti ridere, piangere, sognare, ricordare .

E cosa sarebbe un album senza la sua copertina? Nient’altro che un disco di vinile nero, interscambiabile, senza nome. È l’immagine in copertina che dà una rappresentazione visiva congeniale alla musica e all’artista: trasmette identità e stile, lascia aperte possibilità diverse per l’identificazione, e serve -anche- come banale strumento di pubblicità. Il valore di un album viene spesso strettamente associato all’immagine sulla copertina più che alla registrazione musicale stessa.

Provate a pensare al primo disco che avete comprato, cosa vi passa per la testa?

Quattro uomini su un passaggio pedonale, un monaco buddista avvolto dalle fiamme, un bambino che nuota sott’acqua dietro ad una banconota da un dollaro, un paio di skinny jeans con zip, una serigrafia di una banana gialla, tutte queste immagini hanno lasciato impronte profonde sulle generazioni di appassionati di musica.

La fotografia è sempre stata un elemento importante nella progettazione dell’album, il ruolo delle immagini nella diffusione musicale attraverso i media è stato di fondamentale importanza, negli anni ‘50  la cultura visiva era legata soprattutto al cinema, non erano in molti a frequentare musei: le fotografie di copertina hanno dato lustro e hanno lasciato un segno profondo nella cultura.

La storia della musica e della fotografia vanno a braccetto: ogni nuovo stile, ogni evoluzione, dall’astrazione al ritratto, trova eco nelle cover degli LP.

E allo stesso modo, quante volte la fotografia è stata protagonista delle canzoni? “Sure shot” dei Beastie Boys è solo uno tra gli esempi. E quanti album sono stati intitolati semplicemente “Photograph”?

The medium is the message, anche in questo caso si palesa la teoria di McLuhan, e questa sinergia ha fatto in modo che le immagini rimanessero profondamente inscritte nella nostra memoria collettiva.

La mostra Total Records presenta sia album classici -immagini che hanno fatto la storia, copertine di dischi che sono state scimmiottate e rivisitate, tante volte quante l’immagine della Monalisa- prima fra tutte “Abbey Road”, the Beatles-; ma anche e soprattutto copertine meno note.

La mostra  traccia la storia musicale e fotografica del ventesimo secolo attraverso le sorprendenti collaborazioni che sono emerse tra artisti come Robert Frank e Rolling Stones, Helmut Newton e INXS, Herb Ritts e Madonna, Annie Leibovitz e Cindy Lauper, Nobuyoshi Araki e Björk, Jeff Wall e Iggy Pop, Anton Corbijn e gli U2, William Klein e Serge Gainsbourg, Irving Penn e Miles Davis, Ryan McGinley e Sigur Ros.

Anche  artisti visivi come Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Dieter Roth, hanno anche lasciato il segno su vinile, con le copertine degli album come uno spazio per la sperimentazione di diverse tecniche fotografiche e delle pratiche artistiche.

La mostra è divisa in sezioni tematiche che esplorano diversi aspetti di questa forma d’arte unica e il nesso tra musica e fotografia.  Hanno fatto storia, e una volta compreso il loro potenziale come strumento di propaganda, i vinili sono stati supporto per ogni tipo di discorso: è lunga la lista di vinili con copertine raffiguranti le posizioni dei musicisti riguardo la guerra civile spagnola, la lotta dell’Algeria per l’indipendenza, la guerra del Vietnam, la questione palestinese, resistenza alle varie dittature, ecc

Troppo nude, troppo brutali, troppo provocatorie: i musicisti hanno spesso scelto immagini, per le copertine dei propri album, che hanno destato scandalo. Anche il sesso era nell’occhio del ciclone, le copertine hanno fatto notizia per essere state censurate in più occasioni: quando Yoko Ono e John Lennon hanno posato nudi -un gesto politico contro le crudeltá del mondo-, i moralisti americani hanno fatto censurato la copertina con una velina di cartone, sperando che fosse sufficiente a sopprimere una giovane societá ribelle.

La storia del ventesimo secolo è inscritta nei dischi e nelle loro immagini.

C / O Berlin ospiterà la prima tappa di Total Record in Germania: la mostra è stata curata da Antoine de Beaupré, Serge Vincendet, e Sam Stourdzé, comprende circa 500 copertine di album e racconta l’interazione multiforme tra fotografia e musica dal 1960 al 200, ed è aperta fino al 23 aprile.

Avete giá programmi per il weekend? Noi vi consigliamo di fare un salto a Total Record.

Dopo tutto, anche questa è contaminazione.

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